Reviewes


 CRUSHED LIVES – IL SESSO DOPO I FIGLI      BANDIERA ITALIANA

“Vivace, esilarante, veramente nuovo... uno dei film italiani più divertenti dell'anno” Malcom Pagani (Il Fatto Quotidiano)
“Un film leggero e intelligente... scritto con tale precisione che chiunque abbia dei figli ride, ma sudando freddo.” Gaia Manzini (Minima & Moralia)
“94 minuti di risate a denti stretti che lasciano le mascelle indolenzite...” Sara Del Corona (Marieclaire.it)
“Film divertentissimo, dialoghi straordinariamente convincenti e attori formidabili. Finalmente si abbatte il tabù del sacro pupo...” Valerio Caprara (Cinematografo)
“Momenti di vera ilarità e meno ilare verità. Anche grazie al cast vario e affiatato che malgrado il tema esclude le scorciatoie comiche più battute.” Fabio Ferzetti (Il Messaggero)
“E' una delle commedie più intelligenti e irriverenti degli ultimi anni.” Maurizio Acerbi (Il Giornale)
“Commedia ironica, divertente, ma soprattutto intelligente... Si ride dei salti mortali che ogni neogenitore fa per tenere insieme famiglia amore e sesso.” Federica Lamberti Zanardi (il Venerdì di Repubblica)
“Si capisce che chi racconta sa di cosa parla... Sono soprattutto le dinamiche fra i coniugi a far sorridere nella loro universalità.” Paola Casella (Mymovies.it)
“Si ride a denti stretti, con quella risatina un po' isterica tipica di chi si riconosce in pieno.” Sandra Bonzi (Donna Moderna)
“Il film che ricorda nel suo impianto comedy americane come Modern Family...” Fabia Di Martino (Bestmovie.it)
“Un tema sul quale si rovescia dirompente tutta l'ironia di Alessandro Colizzi” Marco Cocco (L'Unione Sarda)
“Commedia terapeutica e tragicomica” (Cineblog.it)
“L'intuizione del film è veramente brillante, originale, nuova” Ornella Sgroi (Cinematografo)

BANDIERA INGLESE

 CRUSHED LIVES – IL SESSO DOPO I FIGLI

Lively, exhilarating, and truly new… one of the funniest Italian movies of the year.” Malcom Pagani (Il Fatto Quotidiano)

“A light and intelligent movie… written with such sharpness that whoever has kids laughs, but in a cold sweat.” Gaia Manzini (Minima & Moralia)

“94 minutes of laughs with gritted teeth, ending with a painful jawbone …” Sara Del Corona (Marieclaire.it)

“An extremely funny movie, absolutely convincing dialogue, and remarkable acting. Finally the taboo of the sacred child is defeated…” Valerio Caprara (Cinematografo)

“True hilarious moments and less hilarious truths. Also thanks to a varied and harmonious cast, that in spite of the theme, avoids the most beaten comedy shortcuts.” Fabio Ferzetti (Il Messaggero)

“One of the most intelligent and scratching comedies of the past few years.” Maurizio Acerbi (Il Giornale)

“An ironic and fun comedy, and intelligent, even more … The audience laughs about the crazy summersaults each parent does to keep a family together, between love and sex.” Federica Lamberti Zanardi (il Venerdì di Repubblica)

“Clearly, the filmmakers knows exactly what they’re talking about… The dynamics between the couple make the audience smile thanks to their universal theme.” Paola Casella (Mymovies.it)

“We end up laughing with gritted teeth, the typical hysterical laugh of who’s been there and seen it…” Sandra Bonzi (Donna Moderna)

“The idea of the movie recalls American comedies like Modern Family.” Fabia Di Martino (Bestmovie.it)

“A theme that is toppled by Alesandro Colizzi’s explosive irony.” Marco Cocco (L’Unione Sarda)

“A comedy that can be considered therapeutic and tragic-comic.” (Cineblog.it)

“The movie’s intuition is truly brilliant, original, new.” Ornella Sgroi (Cinematografo)


DONNA MODERNA

30 giugno 2015

di Sandra Bonzi

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L’UNIONE SARDA

27 giugno 2015

di Marco Cocco

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METRO

25 giugno 2015

di Silvia Di Paola

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LA NUOVA SARDEGNA

25 GIUGNO 2015

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IL GIORNALE

25 giugno 2015

di Maurizio Acerbi

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IL MESSAGGERO

25 giugno 2015

di Fabio Ferzetti

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CORRIERE ADRIATICO

24 giugno 2015

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MARIE CLAIRE

24 giugno 2015

di Sara Del Corona

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IL FATTO QUOTIDIANO

24 giugno 2015

di Malcom Pagani

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IL VENERDI’ di Repubblica

19 giugno 2015

di Federica Lamberti Zanardi

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GIOIA

18 giugno 2015

di Paola Casella

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IL MATTINO

17 giugno 2015

di Oscar Cosulich

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SECOLO XIX

11 giugno 2015

di Michele Anselmi

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CORRIERE DELLO SPORT (IN ROMA)

28 maggio 2015

di Maria La Torre

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GRAZIA

21 maggio 2015

di Monica Bogliardi

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Renzo Paris

Facebook, 13 maggio 2015

Come vi avevo annunciato, ho visto “Crushed Lives” (Il sesso dopo i figli) di Alessandro Colizzi. Un bel film inchiesta sugli scottanti problemi sessuali delle coppie che hanno figli piccoli. E’ una commedia divertente, poco italiana, dal sapore acre, che ricorda il miglior cinema tedesco e a tratti Bergman. Ambientato in una città che potrebbe essere Roma come Berlino o Parigi, con personaggi della media borghesia, si avvale di attori di spessore tra cui la Romanoff e il bravissimo Leonardo Sbragia. Reduce da festival americani, dove ha avuto successo, “Crushed Lives”, presto sarà anche nelle sale italiane dove spero che accorriate numerosi.


Scrittori al RIFF: Silvia Cossu

Crushed Lives – Il sesso dopo i figli

WRITERS GUILD ITALIA, martedì 12 maggio 2015

Silvia Cossu ha scritto con Alessandro Colizzi, che lo ha anche diretto, Crushed Lives – il sesso dopo i figli. Il film è in concorso al RIFF nella sezione National feature film competition e verrà presentato stasera, 12 maggio 2015, al The Space Moderno alle 22:30, con replica domani al Nuovo Aquila alle 16:30.

Ciao, Silvia, cominciamo con un pitch di te: scrittrice di romanzi e sceneggiatrice. Storicamente quale mestiere è venuto prima, come hai cominciato?

Ho cominciato scrivendo un romanzo: La vergogna (Marsilio Editori), poi l’ho sceneggiato insieme ad Alessandro Colizzi, che ne ha tratto un film: L’ospite.

Parliamo di Crushed lives – Il sesso dopo i figli. Facci un breve pitch del film, vendicelo. Perché dovremmo andare a vederlo?

Perché racconta i quaranta/cinquantenni di oggi e il loro complicato rapporto col sesso (soprattutto dopo l’arrivo di un figlio), affrontando un aspetto fondamentale della vita di coppia che, di solito, nelle sue declinazioni più intime e nascoste, rimane del tutto taciuto. E lo fa in modo diretto, non convenzionale, dissacrante e inaspettato. Si ride moltissimo assistendo alle sventure in cui inciampano i protagonisti e che appartengono a tutti. Si ride ascoltandoli parlare di sè e verificando come poi la realtà li smentisca. Alla fine ha un effetto liberatorio. Su Minima & Moralia Gaia Manzini ha scritto un bell’articolo su questo.

Con il tuo compagno, Alessandro Colizzi, avete fondato la Film Daedalus con cui avete prodotto film e documentari, scritti, diretti e realizzati da voi. Una intera filiera in casa… Perché? Voglia di indipendenza, troppi rifiuti… Che è successo?

E’ difficile rintracciare una sola ragione. Voglia di indipendenza certamente, un po’ è anche stato il caso. Una volta ottenuti I FINANZIAMENTI, guidare la parte produttiva ci è sembrata una garanzia per controllare il risultato artistico dei film. Poi c’è anche stato qualche rifiuto, e in questo caso l’autoproduzione è diventata una scelta necessaria.

Come funziona il vostro rapporto di condivisione del progetto? Chi comincia cosa? Chi prevale quando? Chi mette la parola fine allo script?

Anche qui non c’è una regola. Talvolta l’idea di partenza è mia, altre volte di Alessandro. Non c’è uno dei due che metta la parola fine. C’è invece spesso una lotta per smollare all’altro la soluzione dei problemi di sceneggiatura più rognosi. L’idea (geniale) che non arriva, di cui si è a caccia da giorni, a volte da mesi.

I vostri film precedenti, L’ospite e Fino a farti male, hanno avuto una lunga storia sulla carta, sono nati prima come romanzi… Mentre scrivevi i libri, già pensavi al film o sono state fasi differenti, isolate?

Dietro L’ospite c’era il mio primo romanzo La vergogna. E all’epoca in cui l’ho scritto, non sospettavo affatto di poterne trarre un giorno la sceneggiatura. Al contrario nel caso de L’abbraccio (Marsilio Editori), il romanzo è venuto fuori dopo la realizzazione del film Fino a farti male. L’idea è nata proprio da una parte del materiale inutilizzato di sceneggiatura – si trattava del diario di uno dei personaggi – di cui mi piaceva la voce, mi ispirava moltissimo. Aveva una dimensione così intima che non volevo lasciare.

Anche Il sesso dopo i figli è stato preceduto da un libro, ma stavolta si tratta di un saggio. È stato più difficile arrivare a costruire il plot?

Il sesso dopo i figli non è propriamente un saggio, ma una parodia di tutti quei manuali che in sette mosse ti spiegano come svoltare la tua vita, trovare l’anima gemella, conquistare l’armonia, diventare più figo, più ricco, più muscoloso, e via dicendo… In questo caso abbiamo scritto il libro a due mani, pensando da subito al film che ne sarebbe venuto fuori. Il plot in realtà segue fedelmente la progressione dei capitoli del libro, quella parabola discendente che va dall’idillio iniziale, fino agli abissi di frustrazione (sessuale!) della finesalvo (salvifici) esiti imprevisti.

Film pensosi, sofferti, che scavano nella psicologia e nel dolore e poi, apparentemente all’improvviso, una commedia. Perché? A che cosa è dovuto questo salto di genere?

E’ vero, i primi due film sono molto lontani da questo. Erano cerebrali, freddi, psicologici. A me il salto inaspettato verso la commedia ha divertito moltissimo. Soprattutto penso che da quest’inversione ne abbiano tratto vantaggio i personaggi, che qui sono più umani, più simpatici, a tratti esilaranti. E questo è merito anche del gruppo straordinario di attori che vi hanno recitato: Walter Leonardi, Nicoletta Romanoff, Bob Messini, Euridice Axen, Jacopo Cullin, Melissa Bartolini, Leonardo Sbragia, Paola Migneco, Alberto Basaluzzo, Caterina Capodilista, Carmen Giardina, Chiara Martegiani e Cesare Apolito.

I tuoi/vostri film sono stati realizzati con il contributo del Ministero, hanno girato molti festival, ma sono stati distribuiti poco nelle sale. Che ne pensi da produttrice?  C’è un errore nel meccanismo statale (ad esempio non si dovrebbero dare contributi senza assicurarsi una distribuzione), oppure al contrario l’intoppo è nella divaricazione tra gli autori e il pubblico, non si conoscono, non si appartengono più abbastanza?

Non credo che i grandi problemi legati alla distribuzione oggi dipendano solo dalla divaricazione tra autori e pubblico, tutt’altro. In circolazione ci sono film ottimi che, andandolo a cercare, un loro pubblico lo troverebbero. E’ la fruizione in sala che ha subito negli ultimi cinque anni una flessione imponente, a favore di altre forme di fruizione. C’è però in questo una corresponsabilità da parte dei produttori (e dei distributori) che nel nostro paese continuano a proporre storie che si somigliano tutte, con cast sempre uguali, situazioni e modelli narrativi talmente sovrapponibili da non riuscire più veramente a distinguere un film dall’altro. E poi questo buonismo che annacqua la realtà, il “politicamente corretto” che è tanto stucchevole quanto falso, di facciata.

Torniamo sulla filiera casalinga, lo scrittore che propone il soggetto al produttore, il produttore che chiede modifiche, il regista che deve realizzare il prodotto… Dall’esterno sembra un processo rischioso, soffocante… Ti è mai mancato il confronto esterno, un’apertura ad una macchina INDUSTRIALE più ampia?

Crushed lives – il sesso dopo i figli è un progetto che anni fa avrebbe dovuto essere realizzato con un  budget importante e un produttore forte, un “esterno” per capirci. Saltò alla firma del contratto per la sostituzione del dirigente che lo aveva voluto, e con quel tipo di impianto produttivo non si è più riusciti a recuperarlo. Ma in effetti per due anni abbiamo lavorato e scritto confrontandoci continuamente con interlocutori espressione della macchina industriale di cui parli. (Ed è stato utile.)

Avete prodotto solo film e documentari. Continuerete su questa strada o nel futuro vedi anche una fiction tv o una webseries?

Mi piacerebbe provare a scrivere una fiction tv. Abbiamo un paio di idee che mi piacerebbe sviluppare nella direzione della serialità, ma che non immaginiamo per ora di produrre in proprio.

La WGI è un sindacato di sceneggiatori e guardiamo con molta attenzione alla categoria nel suo insieme. Da una parte sembra che le nuove tecnologie spingano sul tuo esempio a diventare anche produttori, dall’altra sembra che l’Italia debba restare ancora per molti anni ancorata a modelli produttivi tradizionali. Tu che ne pensi?

In Italia lo sceneggiatore o il regista che rivesta il ruolo di produttore (a meno che non sia già famoso) è guardato con diffidenza, con sospetto. Il pregiudizio che c’è dietro è che la sua idea non sia abbastanza forte (o valida) da suscitare l’interesse di un produttore vero. Negli Stati Uniti, dove siamo stati due volte nell’ultimo mese e mezzo, in concorso con Crushed Lives al Cinequest International Film Festival, al Los Angeles Comedy Festival, e al WorldFest – Houston, dove il film ha vinto il Gold Remi per la commedia, ho avuto modo di verificare quanto sia frequente negli Usa la coincidenza dei ruoli di sceneggiatore e produttore, o di regista e produttore. Tanto da sembrare, nel panorama della produzione indipendente, quasi la norma. Il che dà da pensare.

Pensiamoci. Grazie e in bocca al lupo.

L’intervista è a cura di Giovanna Koch

 

QUELL’ECCITANTE VITA DOPO I FIGLI CHE PROBABILMENTE NON VEDRETE MAI

di minima&moralia – domenica, 15 marzo 2015 

di Gaia Manzini

Crushed lives – Sex or kids? è un film italiano che forse non avrete occasione di vedere perché in Italia non trova un distributore, nonostante, tra marzo e aprile, sia in concorso al Cinequest Film Festival di San Jose, California, e sia in procinto di vincere un premio al WorldFest di Houston.

È un peccato che non venga distribuito in Italia, non solo perché gli spettatori si perderanno un film leggero e intelligente al tempo stesso, ma anche perché sarebbe stato il perfetto contraltare del sexy-polpettone Cinquanta sfumature di grigio, così scandalosamente artefatto e noioso nonostante manette, bende, fruste, giochi di ruolo, sofisticazione sado-maso. Certo, perché Crushed lives di Alessandro Colizzi, scritto insieme a Silvia Cossu, è un film di puro sesso, tanto quanto altri lo sono di avventura o di guerra, ma non è un film erotico. È un film sul sesso, dove si parla di sesso, anzi si parla solo di sesso, ma non lo si fa mai, neanche in una scena (anzi, solo in una: in macchina, goffo, impacciato, di sicuro non irripetibile).

Di sesso ne parlano le coppie intervistate dal protagonista del film, interpretato dal bravo Walter Leonardi, alle prese con un documentario sull’argomento; ne parla un grottesco sessuologo di professione (“movimento progressivo e regressivo”; “coitus a posteriori”; “coitus condomatus”; “coitus intermammarius”…).  Ne parla la padrona del sexy shop romano, dove si può trovare un armamentario di toys degno di un’intera saga di Cinquanta sfumature (“Priapo alato”, “Brutto anatroccolo”, “Sagrada Guerrilla”, “Torquemada”, “L’incursore”).

Anche in Crushed lives, poi, come nelle Sfumature, ci sono dominatori e sottomessi: qui però i primi sono alti meno di un metro, articolano bene solo una cinquantina di parole, s’impongono alzando la voce soprattutto di notte, e sono minorenni; si chiamano figli.  Gli altri sono in due: un uomo e una donna; una madre e un padre. Quello che infatti viene messo in scena – senza metterlo – è il sesso dopo i figli, anzi il non-sesso (costantemente interrotto da pianti, cacche e pappe; soffocato dalla stanchezza paralizzante e strangolato dalla mancanza d’intimità; incenerito dal ménage domestico, da pantofole, pigiami, digestione difficoltosa, dall’ irreversibile amnesia di certe efficaci pratiche preliminari); qualcosa di cui non rimane altro che parlare (con nostalgia, romanticismo, astio o recriminazione). Qualcosa di così reale da essere scandaloso per davvero.

Crushed lives è una commedia scritta con tale intelligente precisione che chiunque abbia figli, o pianifichi di averne, ride ma sudando freddo (“A noi non succederà mai!”, “Figurati!”, “… no, ammettiamolo, un po’ è già successo”, “Ma non scherzare: è solo un periodo!”, “Sì, certo, nel nostro caso, è solo un periodo. Smettiamo quando ci pare.” “Di far cosa?”, “Di non farlo, no?”). Forse non se ne sono accorti neanche gli stessi autori, ma Crushed lives è un genere cinematografico totalmente nuovo: l’erotidramma. Il sesso dalla a alla z, ma in chiave tragicomica. Come e di più che in una seduta di psicanalisi di coppia.

Ci sono persino le prosodie amorose messe a confronto: mugolii galoppanti, iperbolici, animaleschi, intervallati da insulti evocativi, quelli di una coppia senza figli; disarmonici, lenti, simili al cigolio di una credenza gli altri, privati di qualsiasi sferzante appellativo – niente tori, maiali e relativi corrispettivi femminili – e culminanti in un “ti amo” rituale, biascicato con un tono pieno di significati subliminali (“Vedi che sei ancora quella/quello di una volta?”). Ci sono pure i rimedi al desiderio frustrato che trovano la loro massima efficacia nell’attività di falegnameria (il divertentissimo Jacopo Cullin alle prese con pialle, spatole, scalpelli; sì, come Geppetto).

Il sesso c’è tutto, così analiticamente sviscerato a parole da essere più che pornografico; talmente messo a nudo da passare in secondo piano.

Sì, perché – a ripensarci – questo film non parla per niente di sesso. Parla di erotismo di coppia, anzi della necessità di trovare a ogni tappa della vita insieme nuovi erotismi, nuovi percorsi del piacere e del desiderio – non solo sessuale. Lo psichiatra (interpretato da Bob Messini) chiede alla moglie (Paola Migneco) di lasciarsi andare pronunciando con coinvolgimento sex, sexuality, sensuale… a conferma che l’eros passa dai suoni, dalle parole, dalla narrazione che gli si vuole dare.

In definitiva Crushed lives non è un film sul sesso, ma un film sull’amore: quello coniugale. L’amore più bistrattato, tacciato di essere soporifero, ma anche il più coraggioso. L’unico che vorrebbe sfidare il tempo.


 

JASON WATCHES MOVIE

MONDAY, MARCH 2, 2015

Jason goes to Cinequest – Day 6

And then I ended the night (well, kind of, I ended the night by drinking at the Maverick Meetup until they closed the Loft) with CRUSHED LIVES, SEX, OR KIDS? from Italy. With a movie-within-the-movie, Saverio interviews various couples about how and why couples stop having sex when they have kids. Inspired by his own disrupted sex life due to his kid, he finds everything from a younger couple that still seem to have it going on–until their nanny quits–to an older family who has gone right past not-having-sex to outwardly hating each other. A very funny movie about a taboo subject that doesn’t offer a solution other than to laugh and just enjoy having children–but no sex.